
Ferrovia delle Dolomiti: un sogno di rinascita tra sfide e opportunità
- Inaugurata nel 1921, la ferrovia si estendeva per 65 km.
- Nel 1956 trasportò fino a 7000 passeggeri al giorno.
- La chiusura definitiva avvenne nel 1964.
- Il progetto Bolzano-Cortina costerebbe circa 500 milioni di euro.
- Il percorso Bolzano-Cortina è di circa 85 chilometri e costa 1,6 miliardi.
Questa linea ferroviaria, un tempo vitale arteria di collegamento tra Calalzo, Cortina d’Ampezzo e Dobbiaco, rappresenta oggi un simbolo di un’epoca passata, ma anche una potenziale chiave per un futuro più sostenibile per il turismo montano. La sua storia, intrisa di fascino e di ingegno ingegneristico, si intreccia con le sfide ambientali e le opportunità economiche del terzo millennio.
Inaugurata nel lontano 1921, la Ferrovia delle Dolomiti si snodava per ben 65 chilometri attraverso scenari alpini di incomparabile bellezza. Il suo tracciato, progettato con cura e audacia, collegava le valli del Cadore e della Pusteria, offrendo un accesso agevole a località rinomate come Cortina d’Ampezzo. Il “trenino”, come affettuosamente veniva chiamato, divenne rapidamente un elemento essenziale del tessuto sociale ed economico della regione, trasportando migliaia di passeggeri e merci, e contribuendo a creare un’atmosfera vivace e cosmopolita. Durante le Olimpiadi invernali del 1956, la ferrovia si distinse per il suo ruolo cruciale nel trasporto di atleti, spettatori e personalità di spicco, dimostrando la sua importanza strategica per la regione. Giovanni Gronchi, allora Presidente della Repubblica Italiana, presenziò alla cerimonia di apertura dei Giochi, viaggiando proprio a bordo del trenino, un gesto che sottolineò l’importanza dell’evento e del ruolo della ferrovia. Si racconta che la ferrovia trasportò fino a 7000 passeggeri al giorno durante l’evento. La chiusura al traffico della strada statale 51 d’Alemagna, inadatta a sostenere un flusso di veicoli così intenso, rese il treno l’unica via di accesso alle strutture olimpiche.
Tuttavia, a partire dagli anni ’60, l’avvento dell’automobile e la miopia politica, che portò alla dismissione degli investimenti infrastrutturali nel settore ferroviario, segnarono l’inizio del declino della Ferrovia delle Dolomiti. La linea fu definitivamente chiusa nel 1964, lasciando un vuoto nella mobilità locale e un senso di nostalgia in quanti avevano vissuto l’epoca d’oro del “trenino”. Da allora, il tracciato ferroviario è stato in parte riutilizzato come pista ciclabile e percorso di sci di fondo, ma il ricordo della ferrovia e il desiderio di una sua rinascita sono rimasti vivi nel cuore delle comunità locali.
Il dibattito sul ripristino della Ferrovia delle Dolomiti si è riacceso negli ultimi anni, alimentato da una crescente consapevolezza dell’importanza della sostenibilità ambientale e dalla necessità di ridurre la dipendenza dall’automobile. Il progetto di riattivare almeno la tratta Calalzo-Cortina è visto da molti come un’opportunità per migliorare l’accessibilità alla “Perla delle Dolomiti”, promuovere un turismo più responsabile e valorizzare il patrimonio paesaggistico della regione. Questa riattivazione potrebbe significare una riduzione sostanziale del traffico su gomma, con benefici diretti sulla qualità dell’aria e sulla conservazione dell’ambiente montano. Si parla di una riduzione di emissioni di gas serra, della diminuzione del traffico e della promozione di un turismo più rispettoso del territorio.
Ma il cammino verso la rinascita della Ferrovia delle Dolomiti è tutt’altro che agevole. Le sfide da affrontare sono molteplici, a partire dalla complessità del finanziamento e dalla necessità di conciliare le diverse esigenze e priorità dei soggetti coinvolti. Mentre alcuni sostengono la necessità di un ripristino completo della linea fino a Dobbiaco, altri ritengono più realistico concentrarsi sulla tratta Calalzo-Cortina, considerata la più redditizia e strategica. La STA (Strutture Trasporto Alto Adige) ha espresso dubbi sulla convenienza del collegamento Bolzano-Cortina, a causa degli elevati costi, stimati in circa 500 milioni di euro, e del numero insufficiente di passeggeri previsti. Tuttavia, la STA non esclude la possibilità di un collegamento Dobbiaco-Cortina, a condizione che la Regione Veneto riesca a portare il treno fino a Cortina.
Le difficoltà di finanziamento e la complessità del progetto hanno portato a una frammentazione delle iniziative e a una sovrapposizione di proposte, rendendo difficile individuare una strategia condivisa e sostenibile. Alcune voci critiche denunciano un immobilismo della classe politica locale, accusata di non aver saputo cogliere appieno le potenzialità del ripristino della Ferrovia delle Dolomiti e di non aver saputo difendere gli interessi della regione di fronte alle pressioni di altri territori.
Interessi divergenti e visioni contrastanti
Nel complesso scenario del ripristino della Ferrovia delle Dolomiti, emergono con forza interessi divergenti e visioni contrastanti sul futuro della mobilità nella regione. Da un lato, vi è chi sostiene con passione la necessità di un ripristino integrale della linea, riattivando il collegamento tra Calalzo, Cortina e Dobbiaco. Questa visione, alimentata dalla nostalgia per il passato e dalla consapevolezza del potenziale turistico della ferrovia, si scontra con la realtà dei costi elevati e delle difficoltà tecniche legate alla riattivazione di un tracciato ferroviario abbandonato da decenni. In questo scenario si inserisce Quinto Piol, già assessore alla viabilità e trasporti della provincia di Belluno, che ha sottolineato come la ferrovia non rappresenti un mero capriccio, ma un elemento imprescindibile per un sistema di trasporto pubblico moderno e integrato, capace di contrastare lo spopolamento e rendere il territorio più vivibile e attrattivo. Piol ha criticato aspramente l’inerzia della classe politica locale e ha ribadito l’importanza di un collegamento ferroviario diretto con l’aeroporto di Venezia e con il resto d’Europa, evidenziando come la mancanza di una visione strategica e la frammentazione degli interessi locali abbiano finora ostacolato la realizzazione di un progetto cruciale per il futuro della regione.
Dall’altro lato, si fa strada una proposta alternativa, promossa dalla Provincia di Bolzano, che prevede la realizzazione di un “Trenino delle Dolomiti” con un percorso differente, da Bolzano a Cortina attraverso la Val Gardena e la Val Badia. Questo progetto, focalizzato principalmente sull’offerta turistica, solleva interrogativi sulla sua capacità di soddisfare le reali esigenze di mobilità dei residenti e di contribuire a uno sviluppo sostenibile del territorio. Le critiche a questa proposta si concentrano sulla sua natura elitaria e sulla sua scarsa attenzione alle esigenze di pendolari e lavoratori, che necessitano di un sistema di trasporto pubblico efficiente e accessibile. Il “Trenino delle Dolomiti”, con il suo percorso tortuoso e i suoi costi elevati, rischia di diventare un’attrazione turistica di lusso, incapace di risolvere i problemi di mobilità della regione. Il progetto prevede un percorso di circa 85 chilometri, con costi stimati intorno a 1,6 miliardi di euro e tempi di percorrenza di circa due ore e un quarto. Si teme che questo progetto, pur ambizioso, possa rivelarsi inadeguato a rispondere alle esigenze di mobilità quotidiana dei residenti e a promuovere un turismo sostenibile e rispettoso dell’ambiente.
Al di là delle diverse proposte e delle polemiche politiche, emerge la necessità di un confronto serio e approfondito sulle reali esigenze di mobilità della regione e sulle priorità da perseguire. È fondamentale che le decisioni sul futuro della Ferrovia delle Dolomiti siano prese sulla base di criteri oggettivi e trasparenti, tenendo conto dei costi e dei benefici di ogni opzione e coinvolgendo attivamente le comunità locali nel processo decisionale. Solo in questo modo sarà possibile realizzare un progetto che sia realmente utile per il territorio e che contribuisca a uno sviluppo sostenibile e inclusivo delle Dolomiti.

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L’impatto sul turismo sostenibile e la riduzione del traffico
Il ripristino della Ferrovia delle Dolomiti si configura come una leva strategica per promuovere un turismo più sostenibile e ridurre l’impatto negativo del traffico automobilistico sull’ambiente montano. La regione dolomitica, con la sua straordinaria bellezza paesaggistica e il suo ricco patrimonio culturale, attrae ogni anno milioni di visitatori, generando un flusso di veicoli che mette a dura prova la viabilità locale e contribuisce all’inquinamento atmosferico e acustico. La riattivazione della ferrovia potrebbe rappresentare una valida alternativa all’automobile, incentivando l’utilizzo del trasporto pubblico e riducendo la congestione stradale, soprattutto nei periodi di alta stagione. Un sistema di trasporto pubblico efficiente e capillare, integrato con la ferrovia, potrebbe favorire la mobilità dolce, incoraggiando i turisti a esplorare il territorio a piedi o in bicicletta e a scoprire angoli nascosti e autentici delle Dolomiti. Il treno potrebbe diventare un punto di partenza per escursioni e attività all’aria aperta, offrendo un’esperienza di viaggio più lenta e consapevole, in sintonia con i ritmi della natura e della cultura locale.
Inoltre, la ferrovia potrebbe svolgere un ruolo importante nel decongestionare i centri abitati, offrendo un’alternativa comoda e veloce per gli spostamenti tra le diverse località della regione. Molti residenti, soprattutto pendolari e lavoratori, potrebbero beneficiare di un sistema di trasporto pubblico efficiente, che consenta loro di raggiungere il posto di lavoro o di studio in tempi ragionevoli e senza doversi preoccupare del traffico e del parcheggio. La ferrovia potrebbe anche contribuire a ridurre l’isolamento delle comunità montane, facilitando l’accesso ai servizi essenziali e promuovendo lo scambio culturale e sociale tra le diverse valli. Un sistema di trasporto pubblico integrato, che comprenda la ferrovia, gli autobus e le piste ciclabili, potrebbe favorire una maggiore coesione territoriale e una migliore qualità della vita per tutti i residenti.
Tuttavia, per realizzare appieno il potenziale della Ferrovia delle Dolomiti come strumento di promozione del turismo sostenibile e di riduzione del traffico, è necessario un approccio integrato e una visione di lungo termine. È fondamentale che il ripristino della ferrovia sia accompagnato da una serie di misure complementari, come la creazione di parcheggi scambiatori, il potenziamento delle linee degli autobus, la realizzazione di piste ciclabili e la promozione di campagne di sensibilizzazione sull’importanza del trasporto pubblico. È necessario anche che le tariffe del trasporto pubblico siano accessibili a tutti, in modo da incentivare l’utilizzo della ferrovia e degli autobus da parte di turisti e residenti. Un sistema di trasporto pubblico efficiente e sostenibile può contribuire a valorizzare il patrimonio naturale e culturale delle Dolomiti, promuovendo un turismo responsabile e rispettoso dell’ambiente e della cultura locale.
Un’analisi condotta da esperti del settore ha evidenziato come il ripristino della Ferrovia delle Dolomiti potrebbe generare un aumento del flusso turistico nella regione, con benefici diretti per l’economia locale. Si stima che un sistema di trasporto pubblico efficiente e capillare potrebbe attirare un maggior numero di visitatori, soprattutto durante i periodi di alta stagione, contribuendo ad aumentare il fatturato delle attività commerciali, degli alberghi e dei ristoranti. Inoltre, la ferrovia potrebbe favorire la creazione di nuovi posti di lavoro nel settore del turismo e dei trasporti, offrendo opportunità di impiego per i giovani residenti e contribuendo a contrastare lo spopolamento delle comunità montane. Tuttavia, è importante che lo sviluppo turistico sia gestito in modo sostenibile, evitando la speculazione edilizia e preservando l’integrità del paesaggio e dell’ambiente. Un turismo responsabile e rispettoso dell’ambiente può contribuire a valorizzare le risorse naturali e culturali delle Dolomiti, promuovendo uno sviluppo economico duraturo e inclusivo.
I nostri consigli di viaggio
Il progetto di ripristino della Ferrovia delle Dolomiti, al di là delle difficoltà e delle polemiche, rappresenta un’opportunità unica per ripensare il futuro della mobilità e del turismo nella regione. La riattivazione di questa storica linea ferroviaria potrebbe contribuire a creare un sistema di trasporto pubblico più efficiente, sostenibile e inclusivo, in grado di valorizzare il patrimonio naturale e culturale delle Dolomiti e di migliorare la qualità della vita dei residenti e dei visitatori. La speranza è che le autorità competenti sappiano cogliere questa opportunità, superando gli ostacoli e realizzando un progetto che sia realmente utile per il territorio e che contribuisca a uno sviluppo sostenibile e armonioso delle Dolomiti.
Per i viaggiatori occasionali, consigliamo di esplorare le Dolomiti utilizzando i servizi di autobus esistenti e le numerose piste ciclabili che seguono il vecchio tracciato ferroviario. Un’esperienza indimenticabile è percorrere la ciclabile Dobbiaco-Cortina, ammirando i paesaggi mozzafiato che un tempo erano visibili dal trenino. Per i viaggiatori più esperti, suggeriamo di approfondire la storia della Ferrovia delle Dolomiti, visitando i musei locali e le stazioni ferroviarie abbandonate, testimonianze di un’epoca passata che ancora oggi suscitano fascino e nostalgia.
Incoraggiamo tutti a riflettere sull’importanza di un turismo responsabile e sostenibile, che rispetti l’ambiente e la cultura locale. Le Dolomiti sono un tesoro prezioso che va preservato per le future generazioni.







