Ma davvero ci meravigliamo? Anni di cementificazione selvaggia e menefreghismo totale. Ostia è stata trattata come la pattumiera di Roma e adesso raccogliamo i frutti. Nessuna pietà, se la sono cercata.
Il litorale di Ostia, un tempo fiore all’occhiello del turismo romano, sta vivendo un momento di profonda crisi. L’erosione costiera, un fenomeno che ha assunto proporzioni allarmanti negli ultimi anni, sta erodendo non solo le spiagge, ma anche le speranze di un’intera comunità. Le immagini che giungono dal lungomare Duca degli Abruzzi dipingono uno scenario desolante: tratti di costa completamente scomparsi, stabilimenti balneari storici gravemente danneggiati e la passeggiata pubblica minacciata dall’avanzata inesorabile del mare.
Lo Sporting Beach, un simbolo del turismo balneare di Ostia fin dagli anni Cinquanta, versa in condizioni critiche. Le fondamenta delle piscine e del ristorante, un tempo solide e sicure, sono ora sospese nel vuoto, a testimonianza della forza distruttiva dell’erosione. La scala d’accesso è spezzata e la base della piscina rischia di cedere da un momento all’altro. Un quadro simile si presenta in altre zone del litorale, con spiagge libere ridotte a pochi metri di sabbia e detriti sparsi ovunque.
La situazione è talmente grave da spingere i bagnini di Ostia a lanciare un accorato appello alle istituzioni. “Senza spiagge, senza lavoro, senza certezze non c’è futuro”, denunciano, evidenziando la precarietà del loro lavoro stagionale e l’incertezza che grava sull’intero settore turistico. Le recenti mareggiate hanno lasciato segni profondi e visibili lungo tutta la costa, distruggendo stabilimenti, erodendo arenili e danneggiando barriere e frangiflutti. In alcuni tratti, l’acqua ha raggiunto la sede stradale, mettendo a rischio la sicurezza dei cittadini.
La progressiva scomparsa delle spiagge ha un impatto devastante sull’economia locale. Il turismo balneare, che per decenni ha rappresentato una fonte di reddito importante per Ostia, è in declino. Molti stabilimenti balneari rischiano di chiudere i battenti, con conseguenze pesanti per l’occupazione e per l’indotto turistico. La mancanza di certezze sulle concessioni balneari, con bandi contestati e sentenze inattese, non fa che aggravare la situazione, rendendo difficile per gli operatori programmare investimenti e stagioni.
L’erosione costiera a Ostia è un fenomeno complesso, determinato da una serie di fattori interconnessi. Il cambiamento climatico, con l’aumento della frequenza e dell’intensità delle mareggiate e l’innalzamento del livello del mare, è certamente una delle cause principali. Tuttavia, anche l’azione dell’uomo ha contribuito ad aggravare la situazione.
L’urbanizzazione selvaggia del passato, con la costruzione di edifici e infrastrutture a ridosso della costa, ha alterato l’equilibrio naturale del litorale, rendendolo più vulnerabile all’erosione. La mancata manutenzione delle opere di difesa costiera esistenti, come le scogliere e i frangiflutti, ha ridotto la loro efficacia nel proteggere la costa dalle onde.
Secondo alcune accuse, anche interventi specifici, come la rimozione di parte della scogliera protettiva durante i lavori di pulizia del litorale, hanno avuto un impatto negativo. Un’azienda, incaricata di rimuovere i detriti di uno stabilimento distrutto, avrebbe smantellato parte della scogliera per far passare i mezzi pesanti, senza poi ripristinarla, lasciando un tratto di costa indifeso di fronte alla furia del mare.
A tutto ciò si aggiunge una gestione amministrativa deficitaria, con ritardi nello stanziamento dei fondi e difficoltà nell’attuazione di interventi di difesa costiera. Nonostante la Regione Lazio abbia messo a disposizione risorse per contrastare l’erosione, il Comune di Roma non ha presentato alcuna domanda, privando Ostia di finanziamenti importanti. L’incuria burocratica ha così privato il litorale romano di ogni protezione nel momento del massimo bisogno, precludendo a stabilimenti e investimenti ogni prospettiva futura.
La mancanza di una visione complessiva per il futuro del litorale, con progetti ambiziosi come il Parco del Mare che sembrano distanti dalla realtà quotidiana, alimenta la preoccupazione tra gli operatori turistici e i residenti. “È difficile parlare di passeggiate e arredi urbani quando davanti ci sono stabilimenti distrutti, spiagge erose e una filiera turistica in ginocchio”, sottolineano i bagnini, evidenziando la necessità di interventi urgenti e concreti per salvare il salvabile.
Nonostante la gravità della situazione, esistono soluzioni innovative e modelli virtuosi che possono contribuire a contrastare l’erosione costiera e a rilanciare il turismo a Ostia. Le “nature-based solutions”, ovvero le soluzioni basate sulla natura, rappresentano un’alternativa efficace ed ecologica alle tradizionali opere di difesa “dure” come i muri di cemento.
Il ripascimento, ovvero il riporto di sabbia sulle spiagge erose, è una tecnica che può essere utilizzata per ricostituire il litorale e proteggerlo dalle onde. La creazione di dune di sabbia, la piantumazione di vegetazione costiera e la realizzazione di aree salmastre possono contribuire a stabilizzare la costa e a creare habitat naturali per la fauna selvatica.
Le barriere soffolte, strutture sommerse che attenuano la forza delle onde, sono un’altra soluzione innovativa che può essere utilizzata per proteggere la costa dall’erosione. Queste barriere, realizzate con materiali naturali o artificiali, non alterano l’aspetto del litorale e non impediscono la fruizione della spiaggia.
Oltre alle soluzioni tecniche, è fondamentale promuovere un turismo sostenibile, che privilegi la tutela dell’ambiente e la valorizzazione delle risorse locali. Questo significa incentivare pratiche come la raccolta differenziata dei rifiuti, il risparmio energetico, l’utilizzo di mezzi di trasporto pubblici o a basso impatto ambientale e la promozione di prodotti locali e di filiera corta.
In altre località costiere italiane ed europee, progetti di difesa costiera e di turismo sostenibile hanno dimostrato di poter ottenere risultati positivi. Ad esempio, in alcune zone della costa adriatica sono state realizzate opere di ripascimento e di ingegneria naturalistica che hanno permesso di arrestare l’erosione e di riqualificare il litorale. In altre località, sono state promosse iniziative di turismo responsabile, che coinvolgono i residenti e valorizzano la cultura e le tradizioni locali.
L’adozione di un modello di turismo sostenibile può contribuire a creare un’economia più resiliente e rispettosa del territorio, in grado di generare benefici per l’ambiente, per la comunità locale e per i turisti. È necessario un cambio di mentalità, che ponga al centro la tutela del patrimonio naturale e culturale e la promozione di uno sviluppo economico equilibrato e duraturo.
Di fronte a sfide ambientali come l’erosione costiera a Ostia, è essenziale che il viaggiatore moderno sviluppi una maggiore consapevolezza e adotti pratiche di turismo responsabile. Per i viaggiatori occasionali, consigliamo di informarsi preventivamente sullo stato di salute delle spiagge che intendono visitare e di scegliere strutture ricettive che adottino politiche di sostenibilità ambientale. Un piccolo gesto, come preferire i mezzi pubblici o la bicicletta per gli spostamenti, può fare la differenza.
Per i viaggiatori più esperti, suggeriamo di approfondire la conoscenza delle cause dell’erosione costiera e delle soluzioni che possono essere adottate per contrastarla. Partecipare a iniziative di volontariato ambientale, come la pulizia delle spiagge o la piantumazione di alberi, può essere un modo concreto per contribuire alla tutela del litorale.
La riflessione che vorremmo stimolare è questa: ogni viaggio è un’opportunità per scoprire la bellezza del nostro pianeta, ma anche per comprenderne la fragilità. Scegliere di viaggiare in modo responsabile significa contribuire a preservare queste meraviglie per le generazioni future. Il turismo non deve essere una minaccia per l’ambiente, ma uno strumento per la sua salvaguardia.
Ma davvero ci meravigliamo? Anni di cementificazione selvaggia e menefreghismo totale. Ostia è stata trattata come la pattumiera di Roma e adesso raccogliamo i frutti. Nessuna pietà, se la sono cercata.
È colpa del cambiamento climatico, ovvio. Ma anche di chi non ha saputo investire in tempo nelle giuste contromisure. Urgono fondi europei per salvare il litorale! Basta chiacchiere!
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