Era ora! Finalmente un riconoscimento per la nostra terra. Speriamo che questo porti più turisti e lavoro, ma soprattutto che preservino 'sti monumenti, che sennò fanno la fine del ponte romano.
L’annuncio dell’UNESCO ha scosso positivamente la Sardegna, portando alla ribalta internazionale le Domus de Janas, antiche dimore scavate nella roccia, testimonianza di un passato millenario. Questo riconoscimento non è solo un premio, ma una vera e propria occasione di riscatto per l’intera isola, proiettandola al centro della cultura mondiale.
L’archeologa Giuseppa Tanda, figura chiave di questo progetto, ha espresso con emozione la portata di questo evento. Per decenni, ha dedicato la sua vita allo studio di queste affascinanti strutture, considerate un filo conduttore nella comprensione della protostoria sarda. La notizia, giunta dalla sede dell’UNESCO a Parigi, rappresenta un punto di svolta, un riconoscimento del valore inestimabile di questo patrimonio. Le Domus de Janas, con le loro 3.500 camere, di cui 210 riccamente decorate, sono ora ufficialmente parte del Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Tra queste, spicca Anghelu Ruju, nei pressi di Alghero, un sito di particolare importanza.
Le Domus de Janas, letteralmente “case delle fate” o “delle streghe” nella tradizione popolare sarda, sono un complesso di sepolture preistoriche risalenti al periodo tra il V e il III millennio a. C. Questi ipogei, scavati nella roccia, offrono uno sguardo privilegiato sulla vita, le credenze e l’organizzazione sociale delle comunità neolitiche che abitavano l’isola. La loro architettura funeraria ipogea è tra le più grandi e meglio conservate del Mediterraneo. Questi luoghi non erano semplici sepolture, ma spazi sacri e simbolici, che riflettevano la cosmologia e le ritualità dell’epoca. Le ornamentazioni che adornano l’interno, come spirali, figure bovine e forme scultoree, sono una testimonianza dell’opulenza culturale di queste civiltà ancestrali. In alcune Domus si notano persino portali illusori, un particolare che allude a un passaggio tra il regno dei vivi e quello dei defunti.
La Sardegna custodisce oltre 3.500 ipogei di questo tipo, distribuiti tra le zone montuose dell’entroterra e le coste. Il riconoscimento UNESCO sottolinea il loro valore universale eccezionale, testimoniando lo sviluppo di sistemi complessi di architettura, ritualità e organizzazione sociale da parte delle prime società agricole e pastorali. Questo prestigioso riconoscimento comporta una maggiore attenzione alla conservazione e alla valorizzazione di questi siti, garantendo che le future generazioni possano ammirare e comprendere questo inestimabile patrimonio. L’inclusione delle Domus de Janas nella lista UNESCO non è solo un riconoscimento del passato, ma anche un investimento nel futuro dell’isola, promuovendo il turismo culturale e la consapevolezza del proprio patrimonio storico.
La Sardegna, con le sue Domus de Janas, offre un’esperienza di viaggio unica, un tuffo nel passato alla scoperta di antiche civiltà e tradizioni millenarie. Per i viaggiatori occasionali, consigliamo di visitare i siti più accessibili e ben conservati, come Anghelu Ruju, accompagnati da guide esperte che possano svelare i segreti e le leggende di questi luoghi magici. Non dimenticate di portare con voi una macchina fotografica per immortalare la bellezza di questi siti e di rispettare l’ambiente circostante.
Per i viaggiatori esperti, suggeriamo di esplorare anche i siti meno conosciuti, magari partecipando a scavi archeologici o a progetti di ricerca. Questo vi permetterà di vivere un’esperienza più autentica e di contribuire alla scoperta e alla valorizzazione di questo patrimonio.
La Sardegna è un’isola ricca di storia e di cultura, un luogo dove il passato e il presente si fondono in un’armonia unica. Un viaggio alla scoperta delle Domus de Janas è un’occasione per riflettere sulle nostre origini e sul nostro rapporto con la storia, un’esperienza che arricchisce l’anima e ci connette con le radici dell’umanità.
Era ora! Finalmente un riconoscimento per la nostra terra. Speriamo che questo porti più turisti e lavoro, ma soprattutto che preservino 'sti monumenti, che sennò fanno la fine del ponte romano.
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