Ma che schifo! L'assessore invece di risolvere i problemi se ne lava le mani e scarica tutto sui cittadini? Vergognoso!
L’estate del 2026 si profila all’orizzonte, riproponendo l’annuale dilemma: dove godersi le vacanze al mare? Ad Ostia, tuttavia, la scelta dello stabilimento ideale è quest’anno offuscata da un clima di indeterminatezza. Le dichiarazioni dell’assessore comunale al Demanio e Patrimonio, Tobia Zevi, hanno scatenato un acceso dibattito, esortando i frequentatori delle spiagge a verificare di persona la legittimità degli stabilimenti prima di acquistare abbonamenti. Un’iniziativa che, pur volta a proteggere i cittadini, solleva interrogativi sulla chiarezza e l’efficienza dell’amministrazione locale.
Le controversie trovano origine in eventi passati: nel 2025, sequestri e mancate riconferme delle concessioni hanno causato disagi e perdite economiche a numerosi abbonati. L’appello dell’assessore Zevi, benché animato dalle migliori intenzioni, sembra delegare ai cittadini un compito che spetterebbe di competenza alle autorità preposte.
Per districarsi in questo dedalo di concessioni, risulta utile consultare la deliberazione 5066 del 2025, rilasciata dal Dipartimento Patrimonio e Politiche abitative. Tale documento offre una panoramica delle autorizzazioni demaniali marittime e della porzione di spiaggia destinata all’utilizzo pubblico.
La tabella pubblicata dall’amministrazione capitolina opera una distinzione tra concessioni pluriennali, ritenute più affidabili, concessioni temporanee (prorogabili annualmente fino al 2027) e concessioni scadute. Dei 13.108 metri lineari di litorale disponibili per attività turistico-ricreative, 6.635,91 metri lineari (il 50,62%) sono riservati all’accesso libero, mentre 6.472,09 metri di costa sono attualmente sfruttati tramite concessioni.
Tra gli stabilimenti dotati di concessioni pluriennali, che garantiscono una maggiore stabilità del servizio, si distinguono il Salus (fino al 2028), il Capanno (2029), il Tibidabo (2028), le Dune (2028), il Cotral (2029), il Venezia (2030) e il Gambrinus (2029).
Una notevole incertezza avvolge le concessioni a termine, rinnovate di anno in anno, in attesa che vengano approvati sia il Piano di Utilizzazione degli Arenili (PUA) sia un futuro bando di gara di lungo periodo. L’assegnazione delle strutture balneari messe all’asta lo scorso febbraio ai vincitori è in stallo a causa di un ricorso pendente presso il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Lazio. L’esito della decisione dei giudici amministrativi, attesa per il 10 febbraio, sancirà la validità delle classifiche delle gare. Tra gli stabilimenti con permessi provvisori toccati dalla pronuncia del TAR, si contano nomi rinomati come Arcobaleno, Conchiglia, Urbinati, Elmi, Battistini, Lido, Delfino, Belsito, Plinius, Mami, Vecchia Pineta, Nuova Pineta-Pinetina, Orsa Maggiore, Dop. A questi si sommano, tra gli altri, gli stabilimenti Atac, Zentit, Nauticlub Castelfusano, Le Palme, V-Lounge, La Caletta, La Bussola, La Bicocca, Circolo velico Azzurra, La spiaggia, la Vela, Miami, la Bonaccia, Guerrino er Marinaro, il Corsaro, il Gabbiano, l’Ancora, l’Oasi, La Marinella e il Marine Village.
Accanto agli stabilimenti in attività, Ostia mostra anche un aspetto desolante: un vero e proprio “cimitero” di strutture abbandonate, chiuse per irregolarità o presunte tali, e lasciate alla mercé di vandali, senzatetto e agenti atmosferici. Tra queste, emergono nomi che hanno segnato la storia dell’ospitalità balneare, come il Kursaal, la Casetta, lo Sporting Beach e la Rotonda (ex Shilling). Il Village, una struttura gestita attraverso beni sottratti alla criminalità organizzata e di proprietà del Campidoglio dall’anno precedente, rappresenta il caso più lampante di trascuratezza di uno spazio pubblico.
Lo stato di questi stabilimenti in disuso solleva interrogativi sulla gestione del demanio marittimo e sull’urgenza di interventi di riqualificazione per restituire decoro a luoghi che hanno rappresentato un importante patrimonio per la comunità.
In previsione dell’estate 2026, la cautela è fondamentale. L’invito dell’assessore Zevi a verificare la regolarità degli stabilimenti balneari prima di sottoscrivere un abbonamento è un’esortazione da tenere a mente. Per evitare sorprese sgradite, è raccomandabile richiedere ai gestori una copia aggiornata della concessione, evitare pagamenti anticipati eccessivi e assicurarsi di ottenere garanzie scritte sulla conformità della struttura.
Per i turisti occasionali, si suggerisce di prediligere stabilimenti con concessioni pluriennali, che offrono maggiori certezze sulla continuità del servizio. Per i viaggiatori più avventurosi, invece, si potrebbe considerare l’opzione di esplorare le spiagge libere, attrezzandosi autonomamente con ombrellone e sdraio, per godersi il mare in piena libertà e senza limitazioni.
La situazione delle concessioni balneari ad Ostia è un esempio di come la burocrazia e le incertezze amministrative possano avere un impatto sulla qualità dell’esperienza turistica. Ci auguriamo che le autorità competenti si impegnino a garantire maggiore trasparenza e certezza del diritto, affinché l’estate 2026 possa rappresentare un’opportunità di svago e relax per tutti, senza la paura di imprevisti negativi. Non dimenticate mai di informarvi e di non dare nulla per assodato, perché la conoscenza è lo strumento migliore per proteggere i propri diritti e godersi appieno le proprie vacanze. Un viaggio ben pianificato è un viaggio senza pensieri!
Ma che schifo! L'assessore invece di risolvere i problemi se ne lava le mani e scarica tutto sui cittadini? Vergognoso!
Mah, io ho sempre fatto l'abbonamento al solito stabilimento e non ho mai avuto problemi. Forse tutta sta storia è esagerata...
Finalmente qualcuno che dice le cose come stanno! È ora di fare pulizia di tutti questi stabilimenti che fanno quello che vogliono senza controlli!
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